Sono 7 anni che continuo a spingere con i consulenti finanziari su un concetto: l'imprenditorialità.
E sono 7 anni che racconto che prima o poi le cose sarebbero cambiate per loro.
Non ci voleva un genio a capirlo. Bastava uscire dall'acquario in cui si era immersi.
E comprendere come la narrazione che il settore faceva di sé stessa a sé stessa era molto differente dal reale percepito del mercato.
Tant'è vero che ad accorgersene ci è arrivata persino la Commissione Europea, oltre che i clienti stessi (vedi vari rapporti Consob).
Ho letto commenti di ogni tipo in questi giorni da parte di alcuni consulenti finanziari su quanto l'Europa fosse brutta e cattiva, sul difendere lo status quo, sul fatto che io sia contro i consulenti finanziari, sulla mia competenza nel sapere cosa sia la professione.
Su quest'ultima affermazione lascio parlare le cose fatte e realizzate per il settore negli ultimi sette anni.
Dico solo che ben presto il settore si dividerà in due parti.
Chi vorrà interpretare - e io dico finalmente - il proprio ruolo da vero e proprio imprenditore, assumendosi in toto la responsabilità del proprio destino, essendo artefice della propria fortuna.
E chi, invece, aspetterà che sia qualcun altro a decidere per lui e pertanto a non prendersi in pieno la responsabilità della propria vita professionale.
L'abolizione degli inducement sarà una straordinaria occasione.
A condizione che ci si prepari per tempo.
Roma non è stata costruita in un giorno.
Il "vero" consulente finanziario non lo si costruisce in una settimana.
Ci sono molte cose nuove da imparare.
Come approcciare i clienti, come raccontare loro il valore del servizio, come impostare il proprio servizio in modo che meriti di essere pagato.
Tutte cose che, oggi, con le fee incorporate ai prodotti, i consulenti finanziari non stanno affrontando in alcun modo con i clienti.
La sfida è aperta.